Milano Rive Gauche

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Milano Rive Gauche

Enrico Vanzina – Una giornata di nebbia a Milano - Pag. 208, € 18 – HarperCollins 2021

Milano è una città in continuo movimento, in evoluzione, al centro di una regione operosa. Le vecchie fabbriche si sono trasformate in centri di cultura, come successe a Parigi con la celebre Rive Gauche, la riva sinistra della Senna. E da anni Milano è la città italiana dove le abitazioni sono occupate più da single che da coppie. Questi pensieri mi vengono leggendo l’ultimo romanzo di Enrico Vanzina, uomo di cinema da tutta la vita e in parallelo scrittore e giornalista. Nel frontespizio di questa “nebbia” milanese cita una frase del poeta Eugenio Montale: “Milano è un enorme conglomerato di eremiti”. E noi aggiungiamo il Gran Lombardo Alessandro Manzoni, che nel 32.mo capitolo dei Promessi Sposi sentenzia: “Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”. Una stoccata ante litteram al politically correct, a quel manto noioso dal quale Vanzina sfugge con abilità, restituendoci uno spaccato di vita genuina. In centinaia di film la famiglia Vanzina (Steno padre, i figli Carlo ed Enrico) ha raccontato tutte le epoche italiane attraverso il costume, le mode, le tendenze. Lo sceneggiatore Enrico, abituato a raccontare storie di singole persone, a tutti comprensibili, in Una giornata di nebbia a Milano mette insieme i caratteri di vari personaggi che servono a farci capire il modo “milanese” di passare le giornate, tra mestieri tradizionali e intuizioni artistiche a cavallo tra giornalismo e letteratura. Una tavolozza di colori che ci fanno vedere il paesaggio, quello milanese così diverso da quello romano. Capitoli brevi, a effetto, che tengono avvinto il lettore con tempi cinematografici (Hitchcock diceva che Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate). La trama è quella di un omicidio inspiegabile, ma ci sembra lo spunto per parlare con sofferenza della solitudine, di affetti cercati malamente e frettolosamente consumati. Si dice che nella vita sia importante cercare, sena necessariamente trovare. Ed Enrico Vanzina, passando con facilità dal cinema al libro, non ha timore di svelare le incertezze che ci segnano, tanto più in un periodo di pandemia che ha reso tutti un po’ più eremiti, per rimanere alla definizione di Montale. Se Milano è la metropoli dell’happy hour, questo romanzo di happy ha ben poco. La nebbia esiste, ci dice Vanzina, e la dobbiamo accettare. Anche se ci fa vedere le cose in modo approssimativo, sfumato, indefinito. Come questa storia avvincente nel suo lucido realismo, che non fa sconti a nessuno.

Sinossi: È una giornata di nebbia a Milano, una di quelle che sembravano non esistere più, come se fosse uscita da un romanzo di un altro tempo, da una ballata di giorni lontani. Luca Restelli sta andando al giornale per cui lavora, alle pagine di “cultura”, quelle che non considera nessuno. Non ha ancora quarant’anni, e anche i suoi gusti sono “passati”, come la nebbia di quella mattina: vive di riferimenti letterari e cinematografici, tra insicurezze e un po’ di superbo disprezzo per il mondo indolente e arrivista che lo circonda. All’improvviso arriva una notizia, un omicidio in Corso Vercelli, un uomo è stato ucciso nella nebbia con un colpo di pistola, è stata arrestata una donna. La redazione tace sonnolenta, Restelli si fa avanti, la cronaca nera gli è sempre piaciuta. Il servizio è suo. Ma resta di sasso quando scopre il nome della vittima. Giovanni Restelli. Suo padre. Nascerà un’indagine, in cui Luca deciderà di muoversi parallelamente alle forze dell’ordine per scoprire chi ha ucciso il genitore. Per farlo chiederà aiuto a Giorgio Finnekens, geniale scrittore che passa la vita tra libri, fidanzate e qualche bicchiere di troppo. Dopo aver messo in scena la “città eterna” nel suo “La sera a Roma”, Enrico Vanzina racconta l’altra capitale italiana.




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