Il Fascismo Costituzionale


Il 25 aprile si festeggia una volta l’anno, e i partiti si lavano così la coscienza. Ma quando un intervistatore chiede ai passanti perché si festeggi questa data, non c’è mai una sola persona che lo sappia. Normale in un paese che ha abolito la storia dai programmi scolastici e che nel primo articolo della Costituzione celebra il lavoro, invece che la libertà. Un esempio di storia “dimenticata”: l’art. 12 delle Disposizioni Transitorie e Finali della Costituzione vieta la riorganizzazione del partito fascista. Ma la Corte Costituzionale, massimo organo giuridico della neonata Repubblica, nel 1957 elegge a proprio presidente il fascista Gaetano Azzariti, già presidente del Tribunale Fascista della Razza. In tutta la mia carriera giornalistica non ho mai sentito evocare questo sconcertante atto “costituzionale”.


Tita Secchi fu catturato dai nazifascisti nell’agosto 1944 con altri cinque partigiani cattolici delle Fiamme Verdi bresciane. La sua famiglia riscattò la sua vita con una forte somma di denaro. Tita pretese che tutti i suoi compagni avessero la vita salva con lui. I fascisti rifiutarono. Allora Tita si fece fucilare con gli altri, affermando che non voleva trattamenti di favore solo perché di famiglia benestante. Era amico e compagno di alpinismo - e nelle Fiamme Verdi - di mio padre.




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