Il duca e l'amore

Omnibus di Alessandro Feroldi per grandangolare.com

Gerusalemme o morte, un #MeToo di mille anni fa (Pellegrini editore)

Dal capitolo “Il duca e l’amore”

Ruth è in piedi vicino alla parete di legno in fondo alla cabina, quando Federico entra scuro in volto. L’animo è sempre agitato, però non può fare a meno di notare la smagliante bellezza di quella giovane ebrea, pur con i capelli tagliati cortissimi. Proprio quel cranio rasato fa ancor più risaltare gli occhi verdi e le efelidi sulla pelle bianchissima.

“Inginocchiati”, ordina il giovane duca con un sorriso malefico, “e spogliati. Seguirò il consiglio di mio padre”. “Pietà signore, sono così brutta senza capelli”. “Oseresti andare contro il parere dell’imperatore?”. “Che cosa vi ha consigliato?”.

“Di prendermi l’amore quando e dove voglio, fuori del matrimonio. Per le famiglie reali sposarsi è un fatto politico e diplomatico, un patto in cui l’amore non entra quasi mai. Anzi, mai”. “Ho sentito dire che siete stato promesso alla bellissima figlia del re d’Ungheria”. “Sono cose che non ti riguardano”, afferma Federico VI duca di Svevia. Prende per un braccio l’ebrea, le stringe le carni con forza e la trascina sul giaciglio, cominciando a spogliarla.

Ruth non sa come reagire, è pietrificata, eppure il suo istinto femminile le dice che quel giovane uomo non è poi così cattivo come vorrebbe sempre dimostrare. Per- ché le parla, le spiega cose che sicuramente un membro di famiglia imperiale non è tenuto a dire a una schiava? Mentre così ragiona nella sua mente, Ruth si trova improvvisamente sovrastata dal corpo di Federico. Sono nudi, il giovane corpo del guerriero è già segnato da cicatrici, il suo desiderio è evidente, ma si blocca quando la giovane lo fissa in volto con i suoi occhi verdi e brillanti, la sua femminilità non è insensibile al fascino maschile del valoroso guerriero.

La prende subito, si sente sperduto in quello sguardo femminile, l’eros trascina entrambi in un mondo dove la mente è sospesa e il corpo prevale con un piacere così selvaggio ma anche così profondo, che entrambi non hanno mai provato. Federico si addormenta nelle braccia di Ruth, che ha paura a spostarsi, non vuole svegliarlo. Teme che questa intimità, al risveglio del duca, diventi imbarazzante tra padrone e schiava. Schiava? Perché continua a considerarsi tale? L’imperatore l’ha accolta e trattata con clemenza, perché il figlio dovrebbe essere da meno? Non sono cristiani, con il comandamento dell’a- more verso il prossimo e tutto il resto?

Il duca si muove sul giaciglio, si gira sulla schiena, l’ebrea è terrorizzata di come reagirà svegliandosi, ma per fortuna le emozioni e il piacere l’hanno trascinato in un sonno così profondo che non ne uscirà tanto presto. Ruth si sfila dal suo abbraccio, lo guarda disteso e nudo, indubbiamente bello, poi si rimette le vesti e comincia a preparare unguenti e panni tiepidi per quando il suo eroe – lo chiama proprio così nella sua mente, le sembra di essere una giovinetta al primo amore – lascerà Morfeo e tornerà da lei.




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