Giustizia svenduta

L’editoriale di Alessandro Feroldi per grandangolare.com

Giustizia svenduta

“Giustizia svenduta” è il nome che la procura di Lecce ha dato all’inchiesta su un sistema illecito di complicità e connivenze tra magistrati e figure pubbliche, con condanne per vari reati, tra cui la corruzione in atti giudiziari. In cambio di denaro e regali vari – tipo aspirapolveri, aspirabriciole, orologi, telefonini – i condannati aggiustavano processi, salvavano evasori fiscali, davano consigli su come aggirare le leggi. Tra le varie inchieste e condanne su questa deriva, c’è anche il falso complotto contro l’Ad di Eni Descalzi, inventato da avvocati e magistrati per depistare le indagini in corso allora a Milano per la presunta corruzione internazionale dell’Eni per un giacimento petrolifero nigeriano. Nella faccenda Eni-Nigeria sono già stati condannati due mediatori, uno nigeriano e uno italiano, che hanno patteggiatole pene anche pecuniarie. Orbene: il tribunale di Milano ha sentenziato che la corruzione internazionale Eni-Nigeria “non sussiste”, nonostante sullo stesso caso in due inchieste parallele siano stati condannati alcuni personaggi con tanto di patteggiamento. Si sa che nei contratti internazionali senza ungere le ruote non si arriva a niente, tant’è vero che nell’altro processo simile, Eni-Congo, l’imputazione è stata derubricata da corruzione a induzione indebita. Insomma Eni ha pagato perché costretta dal governo congolese. Una volta si diceva “due pesi due misure”.




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