Fisco killer del lavoro


Un terzo dei giovani fino a 35 anni è disoccupato e nullafacente, la metà delle donne lavoratrici ha perso l’impiego, il totale di posti sfumati con la pandemia è di un milione. Un dato spaventoso, al quale le litanie dei politici oppongo esortazioni, auspici, impegni, buoni propositi. Ma ce ne fosse uno che ammettesse il vero ostacolo alla creazione di nuovi posti di lavoro: il fisco. Il killer dell’occupazione è il sistema fiscale italiano, il più iniquo e gravoso del mondo. Già decenni fa si studiava il confronto tra le buste paghe di un operaio della Fiat e uno della Volkswagen, aggiungendo le provvidenze aziendali e sociali del welfare. Morale: l’operaio tedesco guadagnava (e guadagna) il doppio dell’operaio italiano; non solo, gli operai tedeschi avevano e hanno un rappresentante nel consiglio di amministrazione della fabbrica in cui lavorano. Da noi gli articoli 39 e 40 della Costituzione, che regolano diritti e doveri dei sindacati, e lo sciopero, non sono ancora compiutamente definiti e applicati. Il fisco: il lavoratore è tartassato come nessuno in Europa, e non ha gli aiuti di Stato se mette su famiglia, fa figli, vuole un mutuo per comprar casa. In Italia le tasse le pagano lavoratori dipendenti e pensionati, ovvio che siano il doppio del dovuto e del sopportabile. Se la bolletta della luce è tassata al 150%, dov’è la tassa progressiva? Vale per la vecchietta pensionata da 500€ al mese e per il finanziere da 500.000€ al mese.




0 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti