Edizioni San Paolo – 3 volumi di 400 pagine ciascuno a 17€ l’uno – a cura di Giuliano Vigini

Il libro italiano più letto nel mondo è Pinocchio, il più studiato la Divina Commedia. Inferno Paradiso e Purgatorio sono il manifesto supremo dell’allora nascente lingua italiana, scelta da Dante perché l’opera avesse la maggior diffusione possibile, rispetto al latino in cui si scriveva nella sua epoca. Cento canti – ogni cantica ne ha 33 tranne l’Inferno con in più un proemio – commentati riga per riga da quel polivalente studioso che è Giuliano Vigini, il più grande esperto italiano di libri. Libro come prodotto, come strumento della vita sociale, come storia dell’umanità, come prodotto industriale: l’ha studiato in tutte le prospettive, e come sociologo dell’editoria tiene un corso all’Università Cattolica di Milano, al Master in Editoria cartacea e digitale. Uno sfoglia questi tre tomi (la Commedia contiene 101.698 parole, in 14.223 versi a rima incatenata, le terzine dantesche) e pensa al lavoro certosino e immane svolto dall’autore, suppone che solo una volta nella vita si possa affrontare uno sforzo simile, con l’indice delle parole della Commedia redatto a mano, non con un computer che le cerchi e definisca automaticamente: legge può essere una norma ma anche la terza persona di leggere, per fare un esempio. La correttezza del curatore si vede nelle note, che spiegano personaggi e fatti delle terzine, senza dare interpretazioni parziali o ideologiche. Vigini non fa pesare la sua dichiarata passione per la cultura e la letteratura cristiano-cattolica, è qui esegeta e filologo dantesco. Le note sono precise, ma comprensibili a tutti, chiunque capisce la spiegazione in italiano del volgare originale, anche se non dotato di cultura da addetto ai lavori. Lavoro che, oltre sull’Alighieri oggi, Vigini ha fatto fra gli altri su Bibbia e Scritture, su Sant’Agostino (a quattro mani con Joseph Ratzinger), sui grandi francesi, che ha anche tradotto. A campione abbiamo letto tre celeberrime terzine: l’amore di Paolo e Francesca (Galeotto fu il libro V Inferno, 137), la definizione di Dolce Stil Novo (I’ mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch’e’ ditta dentro vo significando XXIV Purgatorio, 52), l’amarezza dell’esule (Ah! serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! Purgatorio VI, 76). Le note sono semplici, sintetiche, espicative. Grande pregio per la più importante opera letteraria italiana, che tutti conoscono di nome ma pochissimi hanno letto. Ardua impresa leggerla tutta, vista la lingua in cui è scritta che richiede – appunto – le note di Vigini. Però apritelo a caso, ovunque capiti, e apprezzerete la musicalità della lingua, la profondità dei concetti, la lungimiranza di un poema di mille anni fa che descrive l’uomo e i suoi comportamenti, in tutte le discipline, dalla fede alla politica, come fosse oggi. Giuliano Vigini Saggista e docente all’Università Cattolica di Milano, si è occupato a più riprese di letteratura e spiritualità cristiana, con edizioni, studi, e opere complessive, come Il libro cristiano nella storia della cultura (Vita e Pensiero, 3 volumi) e la Storia dell’editoria cattolica in Italia (Editrice Bibliografica). Ancora: la Guida alla Bibbia per le edizioni Paoline e il Dizionario della Bibbia per la Libreria Editrice Vaticana, scritti su Sant’Agostino (tra cui per la San Paolo ed. Sant’Agostino, con prefazione di Joseph Ratzinger, e l’edizione delle Confessioni. Collabora a riviste e quotidiani tra cui Corriere della Sera, Avvenire, Famiglia Cristiana e Vita e Pensiero.


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